Io e Zeta

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Io e Zeta

Autore : Selenia Ciuffoletti
Data di pubblicazione: luglio 2019
Genere: Favola
Pagine: 26
Formato eBook
ISBN: 9788832051414

Prezzo:  2,99 euro

FINE DEL GIOCO

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Descrizione

Io e Zeta

IO E ZETA

Io e Zeta, una favola per grandi e piccini per sorridere e ritrovare se stessi guardando il mondo con un nuovo sguardo

Io e Zeta è una favola surreale ambientata in un mondo musicale fuori dalle leggi spazio temporali, “parallelo” al personaggio principale. Viola, la protagonista, è una bambina che si ritrova in un Tamburo a interagire con personaggi inventati ed esistenti, (Le Note Senza Gamba, Gattopancio, Volpino Bianco, Polpetta, Madame Giraffa, Yoghi, Mr Banana…) che la sosterranno con la loro ironia ad affrontare un viaggio che la renderà più forte e le permetterà di ricongiungersi alle persone a lei care. La musica del Tamburo, che sembra una sorta di labirinto senza uscita e rappresenta la vita stessa, è ciò che la renderà libera quando capirà di essere già dove doveva essere e che proprio quel percorso le ridarà quella ingenuità che potrà sempre conservare sentendosi protetta anche grazie ad Azzurro e Cenerentola (la famiglia perfetta delle favole). Perché ogni bambina dovrebbe avere dei superpoteri, per sorridere di nuovo, e nelle favole questa è la realtà.

io e zeta selenia ciuffolettiL’AUTRICE SELENIA CIUFFOLETTI
Nata a Roma nel maggio dell’80, interessata a tutto ciò che è creativo: scrittura, poesia, fotografia, pittura sperimentale, musica. Attualmente lavora come make-up artist. Ha iniziato gli studi di Scenografia presso l’Accademia di belle Arti di Roma nell’anno 2008… continua a leggere

 

Recensione a cura di Fabio Sommella su

IO-E-ZETA

Selenia Ciuffoletti, con Io e Zeta (Kubera Edizioni, 2019), metaforizza la dolorosa transizione adolescenziale – il distacco dagli affetti atavici e primigeni – in una tenerissima – è il caso di affermarlo – chiave fiabesca.
Se di fiaba si tratta, tuttavia, essa comprende senz’altro fini etici, educativi, di formazione, appunto, di ricerca e crescita della piccola protagonista.
Da subito il lettore si avverte partecipe di Viola, suonatrice dispersa in una sorta di ennesimo paese delle meraviglie (varie citazioni di personaggi di favole, in dismissione, saranno fatte e riprese nel seguito del racconto), il quale ha comunque i confini – fieri e tesi, potremmo pensare – delle membrane di un tamburo. Coerentemente il medesimo tamburo/paese è popolato di fantasiose creature, a loro volta metafore delle controverse istanze della labile psiche adolescenziale della protagonista che abbandona l’infanzia per essere traghettata verso la maturità. Così Viola, abbandonata per sortilegio di teletrasporto da parte di Alì Coccolino – può, si chiederà il lettore, un essere dal nomignolo così affabile e garbato compiere un’azione in apparenza tanto malevola? – l’indubbiamente adorata nonna, si trova catapultata in questa nuova dimensione di bizzarria e solitudine.
Ne uscirà mai, Viola? E, se sì, come?
La seguiamo nelle sue peregrinazioni e incontri di simpatici personaggi che tuttavia non colmano il vuoto interiore di Viola, non rispondono alle sue domande. Fanno seguito ripetuti mutamenti di scenario, di tono e di umore, tra cui un boato – chissà se metafora del menarca o di una prima esperienza più intima – in cui la tensione dialettica è sostenuta dal contrasto simbolico fra una piuma smeraldina e una spada, dalla loro alternanza sulla scena, e in cui finalmente fa la sua comparsa la misteriosa figura di Zeta.
Probabilmente tutta la storia, che si attua in un serrato “percorso camaleontico”, si condensa attorno a una delle massime finali: “Sì è proprio tutto qui in questa Terra”; perché, al di là della favola, una fede immanente sorregge l’intero impianto narrativo, una fede conoscitiva che alterna dolore a entusiasmi, solitudine a coralità, luoghi comuni ed echi di storie già vissute entrate nell’immaginario collettivo a nuove misteriose entità.
Una ricetta, pur controversa, per vivere la realtà?
[Fabio Sommella, 21 agosto 2019]


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