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Intervista Anna Napoli

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Intervista Anna Napoli , autrice del romanzo storico esoterico Come una folgore nel cielo.

L’ incontro paranormale di Cosimo, il protagonista principale della storia, con l’anima errante del valoroso ammiraglio Nelson cambierà ineluttabilmente il corso della sua vita; Cosimo infatti sentirà dentro di sé la necessità di staccarsi dal suo luogo natio per avventurarsi alla scoperta di nuovi orizzonti, alla ricerca di se stesso. Per amore di Emma, quella figlia così speciale frutto di un amore giovanile che durerà per tutta la vita, egli vivrà vicende inverosimili con risvolti esoterici, durante le quali si troverà a confrontarsi con quel mondo misterioso del paranormale, che fin dalla nascita, suo malgrado, ha fatto parte integrante della sua esistenza. Cosimo ha dentro sé particolari capacità innate che lo spingono a cercare, a scavare, per capire ciò che gli accade intorno o forse solo per capire se stesso, ma come sempre sarà soltanto il suo destino a guidare i suoi passi per scoprire i misteri della sua singolare vita.

Il romanzo che si sviluppa nello spazio temporale di due secoli e in due diversi continenti, contiene descrizioni di realtà socio-politiche industriali e commerciali a cavallo dell’unità d’Italia, nonché il fenomeno dell’emigrazione degli italiani in America, la loro integrazione nel Nuovo Mondo, le due guerre mondiali ed infine accadimenti socio-politici degli anni settanta.

1 –  Come nasce l’idea di quest’opera?
L’idea di questo romanzo è nata  da una conversazione familiare che riguardava la figura un po’ misteriosa di un mio prozio di nome Placido e dall’opportunità di scriverne un racconto.
La sua storia era conosciuta in famiglia attraverso i racconti di mio padre, suo nipote. La sua emigrazione in America alla fine dell’800, la caccia alle balene in Alaska e l’avere fatto fortuna proprio con questa attività per poi ritornare definitivamente a Catania avevano sempre suscitato in me la fantasia e una certa curiosità alimentata dai numerosi aneddoti a lui riferiti e alla sorte della sua unica figlia. Costei, tornata in America dopo un certo periodo vissuto in Italia accanto alla madre gravemente malata, aveva praticamente fatto perdere le sue tracce seguendo forse un compagno di vita non molto gradito a suo padre, il quale per molti anni spese molto denaro ed energie per ritrovarla, ma invano. Mentre tratteggiavo le caratteristiche fisiche e comportamentali del giovane protagonista allo scopo di intessere una trama romanzata della vita del prozio, mi accorgevo che invece veniva fuori un personaggio enigmatico e misterioso, molto più suggestivo e affascinante di quanto non lo fosse in realtà quel giovane emigrante di nome Placido. In quel periodo inoltre, per ragioni di lavoro, quasi ogni giorno per oltre un mese sono passata davanti alla Ducea di Nelson a Maniace. Avendola un giorno visitata (adesso non si può perchè è chiusa per restauri), mi sono chiesta quale nesso avesse la presenza dell’Ammiraglio Nelson in quell’angolo remoto della Sicilia, cosa che, da sempre amante della storia, ho subito chiarito con giorni di ricerche. È stato a quel punto che mi sono detta: “Perché non attirare la curiosità di eventuali lettori facendo vivere loro le vicende del protagonista del mio romanzo con elementi del tutto simili alla realtà anche se non perfettamente uguali, ma intrecciandole a quelle di un personaggio storico dalla vita avventurosa?” A questo presupposto ho poi concatenato situazioni, personaggi e spunti  presi dalla vita reale mia e dei miei familiari arricchendo infine la trama con elementi esoterici legati anche a vecchi ricordi della mia infanzia. Questi ricordi riguardavano il libro cosiddetto del 500 di cui le persone anziane e non della mia città, spesso ambivano il responso attraverso l’arte divinatoria di un certo ‘’Don Alfio’’, conoscitore della tradizione magica siciliana legata a quel libro (l’almanacco e non l’originale). Vorrei però aggiungere una cosa: arrivata quasi a metà del romanzo, la storia che andavo raccontando mi ha preso letteralmente la mano ed è stato come se, nei capitoli a seguire, si “scrivesse da sola”…

2 – Chi  è  stata  la  prima  persona  che  ha letto il suo libro e nel caso quali sono state le sue reazioni?
La prima persona che ha letto il libro è stato un nostro amico, Salvatore Scalia, affermato giornalista già responsabile della pagina culturale del quotidiano “La Sicilia” di  Catania, autore di libri, opere teatrali e di articoli di interesse culturale. Le sue reazioni sono state molto positive e incoraggianti dicendomi che la storia era interessante e originale. La sua critica  è  stata  fondamentale  e costruttiva  per sfoltire  il romanzo da una mole di notizie storiche inserite che, a ripensarci adesso, effettivamente non avevano uno stretto legame con i personaggi. Egli mi  infatti esortato a lasciare solamente i cenni storici che si riferivano alla loro vita o che erano strettamente correlati ai vari periodi. Infatti una prima revisione è stata  fatta proprio accettando i suoi preziosi consigli.

3 – C’è qualcuno che si è rilevato fondamentale per la stesura della sua opera?
La persona che si è rivelata fondamentale per la stesura del romanzo, inizialmente molto più breve, ma che è diventato più corposo mentre ne sviluppavo la trama, è stato mio marito. In un primo momento ha avuto qualche dubbio su come si sarebbero potuti svolgere e concatenare avvenimenti storici con altri di pura fantasia, poi quando gli ho parlato di cosa avevo intenzione di far vivere al mio protagonista si è incuriosito ed è diventato il mio primo vero lettore e severo revisore. Mi accorgevo che il suo interesse era sempre crescente e che, di capitolo in capitolo, era in attesa dello svolgimento della trama, tanto da contribuire fattivamente dandomi anche idee e suggerimenti del tutto validi e interessanti.

4 – Trattandosi  di  un  romanzo  storico  e  a  cavallo  tra  più  continenti  e  culture,  è  stata complicata la fase di ricerca? 
Sì. La fase  di  ricerca è stata abbastanza complicata specialmente nel far quadrare date e avvenimenti storici con quelli dei personaggi. In ogni caso è stata molto piacevole perchè mi ha fatto scoprire molte cose che io stessa ignoravo o che avevo rimosso dagli studi  scolastici o da letture intraprese in anni successivi. Devo dire però che per molti eventi storici sono andata con più celerità e con facilità districandomi agevolmente nella mole di notizie e informazioni perché sapevo  perfettamente cosa cercare. Inoltre senza alcuno sforzo mi accorgevo che fatti e date della vita dei miei personaggi molto spesso coincidevano e si intrecciavano quasi in modo ‘’magico’’ con il contesto  storico  in cui stavano accadendo.

5 – Cosa si prova a vedere il proprio lavoro diventare un libro.
Vedere la storia che avevo ideato diventare un libro per me è stata un immensa gioia e una  grande soddisfazione. Mai avrei immaginato di vivere un momento così esaltante e di poterlo condividere con coloro che come me hanno la passione per la lettura. Ma indubbiamente prima di essere scrittori bisogna essere buoni lettori.

6 – Ci racconta un aneddoto legato alla scrittura di  “Come una folgore nel cielo?”
Sì. C’è un aneddoto abbastanza singolare legato alla storia raccontata, soprattutto nella sua parte conclusiva. Uno degli ultimi capitoli è legato alla città di Londra dove si reca il protagonista principale con la moglie per mettere la parola fine a tutta una serie di incontri misteriosi e situazioni paradossali avvenuti nel corso del tempo. Inaspettatamente in uno degli ultimi viaggi a Londra con mio marito per andare a trovare mia figlia che vive e lavora in quella città, mi sono resa conto che lei e il marito avevano comprato il loro appartamento nel quartiere di Merton Place a pochi passi da dove agli inizi dell’800 c’era la casa dell’ammiraglio Nelson e dove aveva vissuto anche lady Emma Hamilton sua amante e madre di sua figlia Horacia. Con nostro grande stupore tutte le vie di Merton Place hanno i nomi dei protagonisti della battaglia di Trafalgar e proprio all’angolo della via dove abita mia figlia c’è un Pub che ha tutte le pareti esterne istoriate con una riproduzione dell’ammiraglio Nelson e della Victory, la nave ammiraglia della battaglia di Trafalgar. Quindi mi è venuto da pensare che l’Ammiraglio in qualche modo non volesse rimanere senza  la nostra compagnia e avesse indirizzato mia figlia nella scelta della casa da comprare.

7 – C’è per caso uno dei personaggi, o più di uno, che ama particolarmente e perché?
Ho amato particolarmente il personaggio di Emma, la figlia speciale del protagonista Cosimo Mancuso. Innanzitutto per la bellezza fisica, per le movenze, per l’intelligenza e per quelle inusuali conoscenze di donna vissuta che erano stemperate da una disarmante ingenuità. Emma nella sua semplicità è rimasta sempre la dolce bambina dell’infanzia. Colei che aveva affascinato sin da subito tutti i personaggi, per primi il padre e la madre adottiva, che l’aveva amata dal primo momento come se fosse uscita dal suo grembo. Mi sono accorta che i suoi dolci gesti, la leggiadria quando ballava o suonava il pianoforte quando ho messo la parola fine al romanzo mi mancavano terribilmente, e adesso rileggendolo mi capita ancora di sentire quasi il suono della sua voce nel parlare con accento inglese.

8 – Nell’arco della giornata qual è il momento che dedica alla scrittura? 
I momenti che generalmente dedico alla scrittura nell’arco della giornata sono le prime ore del mattino e la sera compatibilmente con gli impegni di lavoro.

9 – Come si è avvicinata alla scrittura?
Mi sono avvicinata alla scrittura per puro caso anche se nel corso degli anni, in momenti particolari, avevo scritto diverse poesie. Poi, ad un certo punto della mia vita, ho sentito che questa storia si voleva liberare dai meandri della mia mente dove era sempre rimasta sopita e aveva bisogno di essere raccontata e condivisa con altre persone.

10 – Il suo rapporto con il libro digitale, vista anche l’imminente uscita  in e-book di “Come una folgore nel cielo”.
Personalmente amo la carta e i libri li voglio tenere tra le mani, sfogliarne le pagine, sentirne il profumo e avere un contatto fisico con loro, ma riconosco che ai nostri giorni l’ebook è un modo di leggere è pratico che molte persone amano  soprattutto i giovani  e  quindi bisogna stare al passo coi tempi. Non nascondo però che a volte ho letto anch’io storie dall’ebook che mio marito porta sempre in vacanza con sé e non mi dispiace affatto.

11 – Sta seguendo qualche progetto per il futuro?
Ho già in mente un altro progetto, ma molto più breve, in parte legato alla mia professione di medico e a vecchi studi di pedagogia. Anche in questo racconto non mancheranno, al solito,  elementi di mistero… ma questa è un’altra storia.

 

 

 

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