Intervista a Marzia Lerede

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1 – Il titolo della tua opera “Prigionia dei pensieri” è particolare, ce ne vuoi parlare?
Prigionia dei pensieri è la mia prima poesia. È ,per me, la rinascita. E’ tutto ciò che covavo nella mia testa… che non riusciva ad emergere. Ho imprigionato i miei pensieri per molto tempo reprimendo qualsiasi sentimento, poi ho cominciato a scrivere e la libertà ha preso il sopravvento; non era una libertà da un uomo, come si può facilmente immaginare ma la libertà dalla prigione che avevo costruito nella mia mente. Ho lasciato me stessa libera di esprimermi ed è stata una fortuna altrimenti avrei perso tutto ciò che mi lega alla realtà.

2 – Quali sono gli argomenti ricorrenti, o per te fondamentali, che tratti in quest’opera?
Viaggio molto, sono dei pensieri. Tutto per me è fonte di ispirazione. Parlo di odori, mani… parlo di sogni, immagini. Tutto sicuramente è spinto dalla tristezza. Ho cercato di incanalare questo sentimento per renderlo reale, tangibile… per liberarmi da esso. Si, scrivo quando sono triste. La felicità non è fonte di ispirazione per me e non ho bisogno di fuggire da essa.

3 –  Nella scrittura di “Prigionia dei pensieri”  ha inciso più la realtà oppure il tuo immaginario?
Prigionia dei pensieri è la mia vita; non è immaginazione è la realtà. Leggendo quasi si riesce a toccarmi, mi materializzo in tutte le parole. Nelle mie poesie esce un’altra persona. Esse sono il mio “lato oscuro” per citare la mia saga preferita. Tutto nasce per un bisogno estremo di controllo. Devo controllare i miei sentimenti per evitare di finire divorata da essi.

4 – Puoi riassumere in poche parole cosa ha significato per te scrivere quest’opera?
Non ho mai avuto intenzione di scrivere quest’opera. Scrivevo sospinta da una pseudo terapia su me stessa. Poi rileggendo ho pensato: “ah però, sono simpatiche”.  “Sentire empaticamente” Utilizzo molto questo termine, etimologicamente parlando è una delle parole più belle che la nostra lingua ci ha regalato.

5 – Cosa ti ha avvicinato alla scrittura?
Non so rispondere a questa domanda, la penna è l’estensione della mia testa. Che io ricordi ho sempre scritto. Probabilmente l’ho fatto per migliorarmi, per conoscermi. Fin tanto non riesci a meterializzare i tuoi sentimenti non capisci quanto essi incidano sulla tua vita. Sale il subconscio e ci rende consapevoli… coscienti. Non riesco a pensare di smettere, ormai fa parte di me.

6 – Autori che ritiene fondamentali nella tua formazione?
Per quanto riguarda la poesia sicuramente Alda Merini è il mio mostro sacro. Il suo modo di scrivere ha sconvolto la mia esistenza. Adoro il suo modo di incanalare i sentimenti. Per citarla “ ero diventata un fiore, io stessa avevo un gambo e una linfa”. Un fiore bellissimo con miliardi di sfumature ed una capacità quasi terrificante di rendere reali sentimenti e stati d’animo.
Per quanto riguarda invece la mia formazione in generale adoro Dante e la cura che presta alle parole. Mi ha regalato metafore inimmaginabili e mi ha fatto apprezzare i suoni che le parole possono emettere. Il connubio tra metrica suono ed emozioni.

7 – Chi è stata la prima persona che ha letto il tuo libro e nel caso quali sono state le reazioni?
L’ho fatto leggere a mio padre; non so se è stato il primo ma sicuramente è stata la persona alla quale volevo assolutamente farlo leggere. Il rapporto con mio padre è un pilastro importante delle mie nuove poesie. Non so se riuscirò mai a rendere cosa ha rappresentato lui per me. Ma ci proverò, perché è una di quelle cose che potrebbe portarmi di nuovo nella mia prigione. Ho paura che il tutto risulti molto triste, ma posso assicurarvi che lui nella mia vita ha portato solo tanta felicità.

8 – Preferisci il libro tradizionale cartaceo o quello digitale?
Assolutamente cartaceo. Credo che neanche tutta la tecnologia di questo mondo possa sostituire l’odore di un libro appena stampato, l’odore di un libro letto e riletto. E poi dove potrei mai mettere a seccare un fiore tra i pixel di un ipad.

9 – Cosa si prova a vedere il proprio lavoro diventare un libro.
 È come piantare un albero vederlo crescere, mettere un sostegno nei momenti più duri. Curarne i rami, sentire i fiori cadere per lasciar spazio ai tanto attesi frutti.

10 – Stai seguendo qualche progetto per il futuro?
Non smetterò mai di scrivere fin tanto avrò sentimenti ed emozioni da raccontare. Voglio crescere, coltivare le parole, voglio fare ricerca di suoni.
Voglio sperimentare nuovi metodi per descrivere l’animo umano. Vorrei tanto che le mie poesie siano un oasi mentale dove per poco ci si possa allontanare dal materiale per avvicinarsi all’intangibile luogo dove si dipanano i sentimenti, le emozioni…

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